L’Italia non è un paese per FREELANCE


Sicuramente questo sarà l’ennesimo articolo sulla materia, premetto che il titolo non è un plagio ad altri post intitolati nel solito modo e non è un trucchetto SEO per scalare le classifiche, ne ho già visti di articoli su vari blog intitolati così, ce ne sono molti, la verità però é che questo non è un titolo ma un pensiero, il primo pensiero che mi è venuto a mente questa settimana appena terminato di vedere il video di Alessandra Farabegoli dedicato a come calcolare costi e guadagni per un freelance italiano armato di partita IVA.

Già scosso il giorno prima per un’osservazione fatta dalla mia amica Ilaria Barbotti su Facebook, dove raccontava con suo sommo stupore come il suo secondo anno da freelance è stato in un attimo dissanguato appena le hanno presentato la sua prima dichiarazione dei redditi, ho affrontato quindi la visione del video di Alessandra intitolato “I conti della serva” con il fiato sospeso, speravo rivelasse alemeno una verità a me ancora sconosciuta, ahimè no, ecco che appare sempre lei: “The Awful Truth”.

freelancing-despair

Negli ultimi due anni mi è capitato spesso in situazioni ufficiali e non di raccontare a giovani startupper o a neo-partite Iva del mio settore professionale, il digital, che per guadagnare 1 devono fatturare almeno 3, meglio 4. Questa è una realtà che spesso a questi ragazzi non viene raccontata da chi invece dovrebbe, da chi li incita ad avviare una propria carriera autonoma solo perché “il lavoro non c’è più quindi te lo devi inventare”, una realtà che è anche spesso occultata e dimenticata a se stessi nel momento fatidico della compilazione di quel maledetto preventivo che viene calcolato sempre senza dare il reale valore del servizio offerto ma pensando solo a farlo accettare dal cliente.
Con queste condizioni di partenza e per stare sul mercato che li si pone davanti, il freelance si vende un bel sito web a €1000, ci spende due settimane di tempo sopra, attende almeno due mesi per avere il saldo e alla fine, se tutto va bene, li rimarranno in tasca €300. Quanti siti web puo riuscire questo ragazzo a fare in un mese per poter aver una parvenza di stipendio dignitoso?

Se poi si è ripiegato alla soluzione del regime dei minimi si può stare un po’ più larghi ma non scordiamoci che il perimetro di azione in questo caso è vincolato ai €30mila lordi di fatturato all’anno, che a questi va poi tolto un bel 27% di INPS per una pensione che non vedrà mai nessuno, un 5% di imposte, tutte le varie ed eventuali e quel che resta poi è “stipendio”.
Da sapere: terminato il regime dei minimi e entrando nel regime ordinario, per guadagnare i soliti soldi dell’anno prima si dovrà fatturare almeno il triplo, se non di più.

Ingiustizie

  • se ti senti male non sei tutelato
  • se un cliente non ti paga non sei tutelato
  • se hai una famiglia non sei tutelato, non hai assistenza di nessuna natura, non hai assegni familiari o benefit vari, questo vale sia che tu abbia uno o 8 figlioli
  • le ferie non sono un diritto, le ferie non esistono proprio
  • chiunque può entrare sul mercato dove si opera, praticare prezzi al ribasso, viziare e danneggiare lo stesso mercato e poi uscirne pulito lasciandoti vittima e colpevole nel solito momento

Raccomandazioni

  • non fare investimenti a lungo termine di qualsiasi natura
  • riuscire se è possibile ad ottenere computer, software e accessori elettronici con la formula del leasing operativo ma non oltre i 24 mesi di impegno
  • non indebitarsi per pagare le tasse, fatto anche una sola volta si entra in un loop da cui non ci esce mai
  • se non ti puoi mantenere un ufficio gratis ripiega su uno spazio di co-working, in alternativa lavora a casa, devi solo ingegnarti per trovare un luogo d’incontro per i tuoi clienti

Consigli

  • resistere, resistere e resistere
  • se non si resiste resta solo l’espatrio

Se qualcuno si aspettava da questo mio post l’incitazione allo sciopero fiscale o addirittura alla rivoluzione ha sbagliato proprio. Le mie sono semplici conclusioni messe nero su bianco, con la speranza che qualche “incosciente” ne prenda atto e s’illumini prima di fare qualche scelta sbagliata, questa sì che sarà la mia più grande soddisfazione.

Chiedo alle mosche bianche di non iniziare a scrivere che loro non hanno problemi, che ce la fanno alla grande, che stanno di lusso perchè i loro clienti sono “amazing”: carissimi voi siete mosche bianche, siete fortunati, non fate media, non siete l’Italia che voleva semplicemente vivere del lavoro che fa con passione senza grandi pretese o ambizioni imprenditoriali.

Chiudo ricordando nuovamente che…

in Italia un libero professionista o freelance che si dica per poter mettersi in tasca puliti €1000 al mese ne deve fatturare almeno €4000, il solito mese naturalmente.

Buon lavoro a tutti.

Webmaster, social media manager, Drupal web developer, consulente informatico, appassionato di HTML5, CSS3, Instagram, Foursquare e realtà aumentata. Sono online h24.

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Pubblicato su Antonio Ficai, costume e società, social & web
60 comments on “L’Italia non è un paese per FREELANCE
  1. E 4000 € secondo te bastano? Per chi ha il regime de minimi vuol dire già sforare di 18000 €. Ieri facendo i famosi “conti della serva” ho constatato che bisogna guadagnare minimo 30000 euro annui (che sono sempre lordi… ovviamente!!!) per poter campare con 1000 euro al mese. Ma davvero uno ha voglia di campare con 1000 euro al mese? Non perché non sia possibile o perché non sia sufficiente… ci mancherebbe!… ma uno si fa il culo, acquisisce competenze per poi guadagnare quanto un normale impiegato? E che senso ha tutto questo? C’è poi da considerare che uno a 30 anni magari non vive con i genitori e allora prova a togliere tasse e spese.
    Io sposterei l’attenzione sulla legalità del ladrocinio dello Stato riguardo il 27% di contributi INPS perché, parliamoci chiaro, con un 5% di tasse da pagare uno se la cava alla grande, ma l’INPS si fotte (usiamo i termini giusti) 1/3 di ciò che guadagniamo. E lo Stato combatte il nero? Una battaglia persa in partenza.
    Io non credo che si possano rendere conto cosa voglia dire tutto questo i nostri cari politici che si sono fatti le leggi ad hoc. Non Berlusconi, TUTTI! Prendere una pensione da nababbi per un unico giorno di legislatura e noi che dobbiamo pregare di avere una pensione un domani, non è fare il politico e non è rappresentare una nazione che è in gravi difficoltà.
    Il mio consiglio a tutti quelli che vogliono aprire una partita iva è di trovarsi un lavoro part-time e poi aprirla. È quello che sto facendo io. Mi spiace, ma io voglio farmi una famiglia e a queste condizioni divento direttamente nonna, altro che mamma!
    ps: l’essere immondo è uscito dal mio corpo, ora torno ad essere una persona normale e soprattutto pacata😀

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    • Turi Papale scrive:

      condivido in pieno

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    • Mirco scrive:

      Condivido tutto quello che scrivi..

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    • carmelo scrive:

      condivido in pieno al tua analisi. L’Italia un paese x imboscati e raccomandati, nn c’è + spazio per i freelance…purtroppo.

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    • Condivido in pieno il discorso di Eleonora inoltre aggiungo qualche piccolo punto che è giusto chiarire

      problema inps ed equitalia dove inps da fare i conti con il minimale da versare a prescindere che si abbia guadagnato o meno,per la gestione separata ossia senza minimale e solo a % NON è sufficiente il part-time ma va classificata secondo gli introiti ossia “natura di impresa” quindi se il part-time porta 6000 € annui e il fatturato li supera si sta svolgendo impresa e quindi su inps ricade la formula piena … equitalia non è in accordo con l inps quindi anticipo doppia contribuzione per niente

      un freelance che supera i 18k o 30k .. dimmi dove devo venire a firmare che faccio subito le valige anzi non le faccio neanche parto così con solo i miei vestiti addosso.

      dall’articolo “se un cliente non paga non sei tutelato” SBAGLIATO le vertenze legali con elementi probatori dei lavori svolti si risolvono sempre con la corresponsione totale o parziale delle somme pervenute

      nota persnale per esperienza .. i campanelli di allarme quando un cliente o datore dice queste frasi

      io NON sono il tipo che fa o che NON …. il NON bisogna sempre toglierlo dalla frase che ha detto

      tutti quelli che hanno lavorato per me sono rimasti soddisfatti oppure hanno fatto carriera … ci credo soddisfatti/carriera quando hanno smesso di lavorare per te ovviamente

      io sono uno di quelli che pagano più degli altri e con più puntualità .. hey guarda che siamo in ufficio alle 9 del mattino non in discoteca alle 2 di notte!!

      in questo periodo sono oberato di lavoro ecc porta pazienza … iniziare a cercare altro cliente o datore fidatevi

      un paio di raccomandazioni :

      tenere sempre traccia del lavoro svolto e comunicare molto con le email,sono validi elemnti probatori in fase di contenzioso

      presentare sempre un prospetto col conto del ns avere in credito in modo da far vedere che stiamo monitorando tutto

      insoluti da 2/3000 euro fanno scappare da ridere ai legali quindi se c’è la possibilità aumentare il credito in ns favore a cifre più considerevoli

      Buon lavoro a tutti
      Alessandro

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  2. Mario scrive:

    Bravo Antonio, ottimo articolo e ottimo pensiero.
    Sembra la mia storia, in questo momento ti scrivo da Londra, quindi :
    Piano B. Sono Espatriato qui lavoro, e mi pagano🙂

    L’unica cosa che posso aggiungere è che non ho chiuso la mia ditta perchè ho regime minimi e per quanto sia una vera cacca non voglio chiuderlo visto che sono ancora in regola con le tasse.

    Proprio a proposito di questo regime non si SPIEGA ASSOLUTAMENTE alle persone che lo aprono che devono COMUNQUE pagare NON SOLO il 32.5% ….. ma anche il 32,5% + la metà come anticipo ogni anno.

    Praticamente se tu guadagni 10.000 in un anno:
    devi pagare 3250 + 1625 (la metà come anticipo per il presunto anno successivo) quindi oltre 5000 euro comprendendo commercialista e tutto ti rimane la metà… sì si sta più larghi del regime normale ma almeno la smettessero di raccontare la bugia del 5% di tasse perchè ti levano esattamente la metà di quello che guadagni ogni anno.

    Una vera presa in giro! Se conti che poi i clienti di medio / basso livello in Italia oramai non hanno mai un soldo manco per fare un flyer e su 10 clienti : 2 ti pagano precisi, 4 ritardano anche di mesi e mesi.. e altri 4 non ti pagano proprio

    non si può proprio vivere con 5000 euro l’anno non credete?

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    • valentina scrive:

      ciao Mario, scusami ma leggendo il tuo articolo mi è venuta una domanda, visto che io ho un problema analogo, essendo tu regime dei minimi in Italia, puoi fatturare con questa tua partita iva all’estero, quindi con aziende estere? Perchè io al momento sto cercando di capire proprio questo problema, che sembra essere un vero e proprio mistero per i commercialisti, visto che ognuno ha la sua versione e la normativa italiana sembra non essere affatto chiara a riguardo.
      Ti ringrazio!
      Valentina

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    • Valentina, cambia commercialista. certo che puoi fatturare all’estero!

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    • Eve scrive:

      Valentina ha ragione, non si può fatturare all’estero

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  3. ho dato il LA a questo “sfogo” che purtroppo segna cose già dette e una realtà che non cambia…

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  4. Carlo scrive:

    in Italia se vuoi fare il lavoro che ti da passione come questo purtroppo..al momento…puoi solo lavorare da dipendente per web agency già affermate. Solo li si potrà guadagnare quanto un operaio tecnico quindi oscillare dai 1200 ai più bravi che possono anche superare i 2000€ al mese..
    cmq bell’articolo. complimenti!

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    • Giulio scrive:

      1200? la busta paga più alta che ho visto nelle mie numerose esperienze è stata di 700… e vivo a Roma, mica in un paesino!

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    • Giulio non te la prendere, ma è risaputo che i romani hanno il braccino corto, almeno nella mia esperienza i clienti ce l’avevano tutti😀
      a Milano però non si può sperare chissà quanto di più. 1300 euro se ti va bene con 8 anni di esperienza alle spalle, società grande nel campo dell’advertising, ma almeno contratto a tempo indeterminato. questo è quanto è riuscita ad ottenere mia sorella dopo anni di vagabondaggio da una società all’altra e di freelance con partita iva (ora felicemente chiusa).
      Solo all’estero si può sperare di prendere di più.

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  5. Gasta scrive:

    Complimenti per l’articolo.
    Complimenti a Ilaria (amica!).
    Già 3 anni fa arrivai a queste conclusioni e, per fortuna o per dispiacere, scelsi l’espatrio.

    Sono d’accordo anche con Eleonora. Io non mi accontentavo di stare nei minimi. Proprio perché pensavo di avere delle competenze specifiche che meritavano di più.
    E infatti, qui le cose girano proprio diversamente.

    Anche in una delle città più care del mondo come Londra, semplicemente guadagnando lo stesso lordo di quando me ne andai dall’Italia, riesco a vivere estremamente meglio e con un netto quasi doppio rispetto a quando avevo la partita Iva.

    Ammiro chi riesce ancora a resistere.
    Purtroppo ho perso la pazienza e non l’ho più trovata.
    Buon lavoro a tutti!

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  6. Saverio D'Appio scrive:

    l’articolo contiene parecchie inesattezze ed e’ solo uno sfogo populista. tanto per dirne una le tasse sono sull’utile e non sul fatturato quindi se si sostengono dei costi si pagano meno tasse come in TUTTI i paesi del mondo (nei paesi del nord europa le tasse superano di gran lunga il 50 % del totale) l’unica nota su cui rimarcare e’ l’assenza di servizi a supporto dei lavoratori autonomi ma qui bisognerebbe aprire un capitolo a parte

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    • Gasta scrive:

      Se però fai un lavoro come il mio, motion graphics designer, saprai che di costi non ce ne sono molti, eccetto l’acquisto di un computer. Quindi non si scarica niente.

      TUTTI i paesi del mondo tutelano i freelance assolutamente di più.
      E ribadisco, in UK, il netto a parità di lordo è ESTREMAMENTE superiore.

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    • Michela scrive:

      Saverio forse non sai che in caso di artigianato e commercio l’Inps richiede dei minimali obbligatori pari a circa 700 euro trimestrali, anche se non guadagni nulla, dando per scontato che tu ne possa fatturare almeno 14.000 ogni anno (sin dal primo anno di attività!). Quindi nel parlare di utile bisogna fare una differenza di categorie. Non vedo nessuno sfogo populista. Per quanto riguarda i Paesi del nord Europa hai detto un’altra inesattezza: le tasse di un libero professionista sono spesso pareggiate al lavoratore dipendente, pari a circa il 20-30% delle entrate. In Scandinavia sono più alte ma i i servizi offerti garantiscono un notevole risparmio quotidino su molte altre spese.

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    • Marco scrive:

      Purtroppo in Italia, da quando hanno messo la P.Iva con il regime dei minimi, va di moda dire al lavoratore: “ti do 1000€ al mese… tu mi fai fattura”. Nessun diritto, nessun benefit, e tasse ed ancora tasse solo a carico del lavoratore, che però lavora a tutti gli effetti come un dipendente full time.

      Per curiosità: tu sei titolare di un’azienda ed hai dipendenti a cui dai lo stipendio o sei un dipendente/libero professionista tu sesso?

      In caso tu avessi dei dipendenti/collaboratori a cui paghi determinati servizi… in che modo li paghi ed in che modo li fai lavorare? Con quale forma contrattuale intendo?

      Se fosse il secondo caso, come ti comporti?

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  7. Laura Gargiulo scrive:

    ti dico solo che hai ragionissimo, m’è venuta la depressione😀 io ce l’ho sempre fatta grazie al regime dei minimi, alle poche spese ed al fatto che mio marito lavorava. da tre anni sono uscita dal regime dei minimi e mio marito è disoccupato, ti lascio immaginare…ecco perché me ne invento sempre una. ma prima o poi saremo costretti spalle al muro ad andarcene anche noi all’estero. un salutone!

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  8. […] l’articolo di Antonio Ficai, pubblicato proprio oggi, dal titolo più che chiaro: L’Italia non è un paese per freelance. Non è il primo articolo che rintraccio, in proposito, molti operatori e freelancer hanno […]

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  9. Io ho dovuto chiudere la partita IVA, l’anno successivo all’apertura della stessa… dissanguato da una cartella IMPS.
    Dovrebbero esserci leggi precise che determinano la percentuale di imposte da pagare, calcolate sulle possibilità che una persona ha realmente.
    In Italia invece esiste solo un regime di terrore, controllato e alimentato da quelle istituzioni che dovrebbero servire a difendere il cittadino.
    Non aprite la partita IVA!!! è un suicidio…
    Trovate altre soluzioni o andate via da questo paese… un paese ormai destinato a morire.

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  10. Michela scrive:

    E’ un sistema fiscale che poggia le basi sull’incentivo all’evasione. Quindi direi anche “non è un Paese per onesti”.

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  11. Ciao,
    tutto vero concordo pienamente, manca solo un altro aspetto secondo me che non è stato sollevato. Generalmente si lavora da soli, parlo da software developer, magari può capitare di avere aiuto di un grafico o magari smezzarsi la parte server e client con un altro programmatore, però in genere il lavoro lo si fa da soli con i propri mezzi.
    Questa è una cosa non banale, perchè se ad esempio per fare un gestionale da solo ci metti 1-2 mesi, e dovendo rimanere bassi con il prezzo per poter prendere il lavoro, l’unica alternativa per guadagnare di più rimane il fattore tempo. Cercare di fare lo stesso lavoro in meno tempo, quindi vuol dire, scriversi degli strumenti che ti velocizzino il lavoro e ti permettano di riciclare in qualche modo ciò che hai già fatto.
    Nel senso non so voi ma la fatica di creare un qualcosa da soli per pochi spiccioli fa sembrare quel lavoro ancora più faticoso.
    Ah poi gli 80 € di renzi (finti) però li hanno “presi” tutti tranne che noi.
    E poi soprattutto, io sto nel regime dei minimi, perchè pagare il 27,7% quando gli architetti o gli avvocati ne pagano il 14.

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  12. Ursula scrive:

    Commento solo per confermare tutto quello che hai scritto nell’articolo. Con una nota aggiuntiva… io ho chiuso la p.iva (regime dei minimi) a gennaio 2012 (per andare a lavorare a progetto, che a quel punto risultava molto più remunerativo)… Il rimborso dell’anticipo INPS (circa 3000 euro) e circa 1000 euro di tasse in più pagate, li sto ancora aspettando (faccio notare che mi hanno rimborsato le tasse pagate in più con i normali contratti a progetto degli anni successivi, ma quelle relative alla p.iva invece sono ancora nel limbo)…

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  13. Andrea scrive:

    Da due anni con il regime dei minimi. Riesco a fatturare sotto i 30mila annui. A fine anno quando vedo che sto andando fuori dal limite non emetto fattura. Lo so che non è corretto, ma per due spiccioli (veramente due spiccioli) non mi conviene uscire fuori, perchè per stare nel regime ordinario bisogna fatturare almeno il doppio per avere le stesse entrate. Mi sono dimenticato di aggiungere che siamo in due a lavorare con la stessa partita iva… non potevamo fare altrimenti. Quindi per lo stato italiano io sono ricco, nella realtà percepisco meno di 600 al mese… Soluzione… resistere resistere resistere.

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  14. E’ una vergogna.. ho 26 anni, vorrei mettermi in proprio, poter costruire il mio futuro da freelance ma ancor prima di guadagnare un euro mi trovo davanti questi costi da affrontare:

    1) COSTI INERENTI L’ATTIVITA’ STESSA

    I costi inerenti all’esercizio stesso dell’attività sono tutti quei costi che devi sostenere per poter svolgere la tua attività e offrire il tuo servizio.

    2) ONORARIO PER IL COMMERCIALISTA

    I costi relativi alla tenuta della contabilità (costi di mantenimento) sono diretta conseguenza della mole di lavoro che la gestione della tua ditta individuale necessita.

    3) DIRITTO CAMERALE

    Il diritto camerale è un tributo che tutte le imprese iscritte o annotate nel Registro delle Imprese devono pagare ogni anno a favore della Camera di Commercio competente territorialmente. Se ti conosco almeno un po’, sono sicuro che adesso ti starai domandando a quanto ammonta questo tributo.

    4) CONTRIBUTI PREVIDENZIALI ARTIGIANI E COMMERCIANTI

    I contributi previdenziali INPS (artigiani e commercianti) ammontano a circa 3.347 euro all’anno (suddivisi in 4 rate trimestrali).

    5) INAIL

    Nel caso di attività di particolare natura o rischio potrebbe essere obbligatoria l’iscrizione all’INAIL. In tal caso occorre fare una comunicazione (telematica) all’Istituto contestualmente all’inizio dell’attività stessa e annualmente pagare il tributo annuale (un centinaio di euro).

    6) IMPOSTE E TASSE

    Le imposte e tasse, come ad esempio l’IRPEF e l’IRAP, sono calcolate in percentuale sul reddito dichiarato.

    meglio l’espatrio!

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  15. fdsgsgs scrive:

    Si,non incitiamo alla irresponsabile rivoluzione!Moriamo..in silenzio,zitti zitti,senza fare rumore,moriamo……

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  16. Sir Ken Robinson scrive:

    Bah, l’articolo è molto demagogico.
    Io sono uno sviluppatore C/C++/Linux freelance da vent’anni, e non ho nessuna intenzione di tornare a fare il dipendente. Pago tutte le tasse e campo più che dignitosamente.

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  17. L’articolo dice esattamente il quadro della situazione. Dove altrove ci sono più che degne, se non addirittura, meravigliose opportunità per riuscire, qui in Italia, paese che dovrebbe pagare e sostenere in ogni modo l’ingegno, al contrario, punisce con tasse che non portano a nessuna tutela del lavoratore. Guadagno 100 pago 50. Ma con 50 ho, tutela sanitaria, sicurezza, giustizia. Invece? NIENTE. O schiavi o niente. Quindi che fare? alzare le tariffe (!?) fino ad avere il rapporto 1:4 sui compensi? Tra follia ed imbecillità. Di mestiere (almeno credo qui in italia) mi occupo di CG 3D (freelancer) e sono già con la valigia in mano ed un piede fuori dal confine nazionale. Comunque ad maiora a tutti noi.

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  18. Mauro Casolaro scrive:

    La cruda realtà è che il lavoro in proprio è sempre stato basato sul nero, in Italia chi lavora con aziende (e quindi non può far nero) non è… contemplato. Cioè, è un bug del sistema contributivo, non pensano che possa essere possibile che un artigiano/freelance possa dichiarare tutto, danno per scontato che una parte se la intaschi senza dir niente a nessuno.

    E’ un’economia basata sul debito, chi dice “eh ma si parla dell’utile, fai dei costi!” forse non capisce che bisogna pure campare con gli stessi soldini, oppure aprire un finanziamento. E tanti auguri.

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    • Enzo Sanfilippo scrive:

      Hai assolutamente ragione, è come la storia dell’equo compenso. Inseriscono di default la presunzione di reato di evasione e calcolano l’aliquota fiscale su quello che loro pensano sia il vero reddito.
      Inoltre non si può scaricare nulla. In altri paesi, pure lo scontrino del pane…
      Ho moglie e due figli, per 8 anni ho tenuto in piedi un negozio di assistenza hw/sw cercando di fare la differenza (nessun sw piratato… servizi di alto livello)… tutto inutile, c’è stato un anno che il commercialista mi ha consigliato di fatturare (anche se non era vero) con lo spauracchio del “NON SEI CONGRUO”….
      Risultato ho cartelle di equitalia per tasse non pagate e un prestito bancario sulle spalle acceso, come si dice nell’articolo, per pagare le tasse…
      Tutto perché volevo fare l’onesta persona, la mosca bianca…
      Spero di trovare qualcosa all’estero al più presto.

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  19. No one said it was going to be easy. Ma non e’ meglio lavorare per te stesso che essere schiavo? Ovviamente la risposta e’ sempre schiavo rimani. Ma. Schiavo di te stesso. Good piece of writing. Thanks.

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  20. Le tasse sono un problema.
    Ma perché semplicemente si incassa troppo poco.
    Non ci sono solo Inps, Inail, Irpef, Irap ma poi abbiamo Tasi, Tari, Bollo auto, concessione governativa per l’abbonamento del telefono, diritti camerali e mi fermo.
    Incassando troppo poco, alla fine dell’anno rimane ben poco.
    La questione diventa: come facciamo a farci pagare alle scadenze e soprattutto a farci pagare di più, quanto meno quello che meritiamo.
    Se l’azienda si rivolge ad un free lance è perché non ha le competenze al suo interno e le competenze richieste servono solo per poco tempo.
    Se io ho la competenza e tu non vuoi pagarmi per quello che io posso darti, hai solo due alternative: ti arrangi con il “fai date” (avanti c’è posto) oppure ti assumi un competente e lo metti a libro paga (poi sono c…i se non porta risultati.
    Non puoi avere la competenza, il risultato e la flessibilità senza pagare il giusto e nei tempi dovuti.
    Il problema è che non hai soldi per pagarmi il dovuto? Arrangiati, io ho studiato anni e ho acquisito competenze ed esperienza investendo il mio tempo e spesso soldini.
    Sei una azienda vorrei ma non posso? Vorrei ma non ho budget? Non sei un cliente.
    Se devo regalare tempo, faccio volontariato oppure sto con i miei figli.

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  21. […] delle sue tesi il mio speech su “i conti della serva”, argomenta sconsolato che “questo non è un paese per freelance” e dichiara che un freelance “per guadagnare 1000 deve fatturare […]

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  22. Stefano scrive:

    Me ne sono andato tempo fa, anni fa: a 24 anni. Ne sono felice, Il mio paese merita di essere abbandonato, non mi dispiace dirlo. Perche se una madre disconosce il proprio figlio questo ha tutto il diritto di girarle la schiena ed evitarla con schifo. Ho tanta rabbia dentro perche mi sento preso per il culo. E allora benvenga che il paese rimanga deserto, svuotato di ogni ricchezza intellettuale e giovanile, schivato, schifato, sputato. In quest’epoca in cui l’individuo non viene riconosciuto e viene svuotato della propria dignita’ e riempito come un tacchino di stimoli la negazione della dignita’ lavorativa e’ l’ennesimo torto che rende il tutto TROPPO. Almeno vado dove uno sforzo viene ripagato, riconosciuto e la mia vita non dondola tra una scrivania un letto ma puo riempirsi delle cose che la rendono vissuta.

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  23. jeffrey scrive:

    bell’articolo, io avrei una mezza intenzione di aprire uno studio ma non mi sono chiari i costi che devo versare allo stato.
    vorrei aprire p.iva normale cosi da poter scaricare i costi, io di sicuro al 100% ho queste spese:

    – affitto € 3.000
    – luce € 1.200 “metto 100 euri al mese”…al negozio terrò un pc, un paio di stampanti un condizionatore una tv e l’insegna.
    – camera commercio € 100 l’anno

    adesso chiedo a voi cos’altro devo pagare???? sono bloccato perchè non trovo chiarezza su quali altri costi dovrei sostenere…

    vorrei aprire un negozio di sviluppo foto e ovviamente servizi per cerimonie varie.
    mi anno detto che con il regime dei minimi non posso…

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  24. Duccio scrive:

    Tutto vero. A 58 anni dopo 36 da partita IVA fatturo quando va bene 2000 euro al mese. Due figli da mantenere, me ne rimangono in tasca circa 600 per assolvere ai doveri che la coscienza mi impone, prima ancora dello Stato… A 58 anni io non credo più che tutto questo sia una fatalità o una distrazione dei politici o cattiva gestione colposa. Io penso che sia volutamente impedito a chi non ha capitali di imprendere. E che l’articolo 53 della Costituzione italiana (quello che sancisce che le tasse siano dovute in ragione della propria capacità contributiva, quindi progressivamente e tenendo i minimi alti) non sia applicato per volontà. Negli anni settanta furono inventati gli scaglioni, inizialmente 15, poi ridotti a 5 e spostati tutti verso le fasce più deboli. Oltre un certo fatturato le tasse che si pagano sono la stessa percentuale. Questo è anticostituzionale e va a favore di pochi e a scapito di molti. Posso segnalarvi il nostro progetto rivolto alle partite iva, che ha ottenuto il mese scorso un protocollo di collaborazione dall’Assessorato alle Politiche del Lavoro del Comune di Milano? Noi abbiamo trovato il modo di unirci e fare rete, introdurre il concetto di solidarietà fra lavoratori autonomi, abbattere a zero i costi di startup e abbiamo dato vita a Rework 3.0, la prima rete solidale di lavoro indipendente in Italia. Un modello replicabile sul territorio per porre fine al lavoro sottopagato. Qui trovate una sintesi, ma è unprogetto molto complesso. Siamo una rete libera ma ben strutturata, tecnologicamente dotata e con un progetto “politico” indipendente che la sostiene, al fine di non diventare un’armata brancaleone. http://www.articoloquattro.org/rework3-0/

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  25. Luca scrive:

    Sono d’accordo con “Sir Ken Robinson”, l’articolo è demagogico e di base mostra che se non si sa fare il salto intellettuale tra “fatturato” e “guadagno” è meglio fare il dipendente. Guardate che in tanti paesi del mondo industrializzato le formule sono molto ma molto simili. L’unica cosa su cui sono d’accordo nei commenti è che in Italia magari paghi per dei servizi che non valgono forse quello che paghi.
    L’errore classico è di comparare il salario di un dipendente che fa un lavoro con la fattura di un freelance che fa il lavoro. Se un salariato ci mette un mese a fare un lavoro e io ci metto un mese, non posso domandare l’equivalente di un mese di salario, perché alla ditta il dipendente costa molto ma molto di più : contributi, tasse, costi fissi e variabili, 13esima, vacanze, liquidazione, etc etc etc

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  26. Luca Juretig scrive:

    Caro Luca, da omonimo ti scrivo bonariamente per sottolineare come dovresti porre attenzione a dichiarare che se non si riesce a fare un “salto intellettuale” allora risulta meglio restare dipendenti…..giust’appunto più avanti intellettualmente resti bloccato nel tuo medesimo ragionamento, in effetti il costo per le aziende di un dipendente risulta più alto rispetto alla somma percepita dal medesimo, sia in sede lorda che netta. Questo dovrebbe, teoricamente, agevolare l’impiego di outsource attivati alla bisogna. Ebbene, quello che tu e l’altro “campione” di intelletto “sir qualchecosa”, definite demagogico è semplicemente la realtà dei fatti, inoltre piuttosto pacatamente espressa. Chi scrive l’articolo sottolinea come già il problema di riuscire a tutelare il proprio diritto al pagamento sia una quaestio non da poco, e, a meno che tu non sia a conoscenza di scorciatoie, ed allora ti prego di illuminarci, il “diritto” civile in materia è talmente farraginoso e lento da risultare non conveniente nel rapporto spese/effetto se non per importi davvero consistenti. I servizi, bontà tua, li riconosci come scarsamente utili rispetto al loro esorbitante costo, e con sicumera dividete il fatturato dal guadagno…..interessante, analizzate per cortesia il regime delle detrazioni dei costi e spiegate al popolo incapace di compiere il “salto intellettuale” come mai anche a fronte di spese effettivamente sostenute per il funzionamento primario dell’azienda, la percentuale deducibile NON copre l’intera spesa….come la famosa partita di giro (così nasceva l’IVA…..dopo la Vanoni) non giri per nulla trasformandosi nell’ennesima tassa…..come si debba, e l’articolo lo sottolinea, pagare la metà delle tasse in anticipo…perchè si sa che il cattivo freelance sa già quanto guadagnerà l’anno prossimo e bisogna beccarlo prima che evada eh!!!! Perchè non sarà mai toccato da malattia o crisi, perchè sicuramente guadagna più di quanto dichiara e bisogna mungerlo e mungerlo ancora e quando ne resta la carcassa spolparlo , usarne le ossa e, perchè no, insozzarne la tomba ed il ricordo quando poi si elimina cordialmente dall’esistenza, magari suicidandosi come sembra andare “di moda” adesso e facendo l’ennesimo regalo aloo Stato di non pesare sull’assistenzialismo…(ah..ooops mi dicono sia già inesistente..) Demagogico….certo….è così “fine” uscire dal coro…e definire quest’articolo tale….beh, fate anche voi il “salto intellettuale” e ricordatevi che interventi che riguardino chi chiede pane citando brioches di solito fanno perdere la testa…

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  27. Assolutamente no, l’Italia non è un paese per freelance.
    Dopo circa 6 anni di attività come freelance nel mondo IT, stanco delle vessazioni dello Stato, dei ritardi nei pagamenti dei clienti e della cronica ignoranza tecnica che permea l’italia, mi sono trasferito in Olanda.
    Praticamente è come vivere in un altro mondo, sia professionalmente che come qualità della vita. Finisci per renderti conto che è possibile far funzionare uno stato, senza sentirti addosso uno stato nemico, pronto a toglierti anche il sangue.

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  28. Andrea scrive:

    L’Italia non è più un paese per nessuno. Eccetto i ricchi, ovviamente!

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  29. Stefano scrive:

    Articolo necessario e condivisibile in pieno.
    Trovo che il male assoluto sia il non essere tutelati sul fronte dei pagamenti e l’obbligo di pagare l’INPS che fondamentalmente a noi non tornerà mai. Personalmente rimango tra le mosche bianche fortunate, forse per via di una carriera che si avvicina al ventennale.. ma per vivere è giusto che noi si debba fare anche riscossione crediti o accettare termini di pagamento insensati?

    oltre a tenere duro io consiglio di diversificare e di appoggiarsi ad altri freelance..mai come società ma come gruppo di lavoro trasparente con competenze diverse. oramai le aziende investono più sui freelance che sui dipendenti.. triste per buona parte delle popolazione ma un o spiraglio di possibilità per noi.
    e fate sempre le lettere di incarico!! io non muovo un dito se non mi viene versata almeno l’IVA come acconto. in bocca al lupo a tutti

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  30. Artlandis scrive:

    Ottimo articolo Antonio.
    E’ giusto aprire gli occhi ai tanti che ignorano la situazione.
    E’ giusto stimolare ad essere consci della “guerra” che combatte ogni freelance e non per questo essere etichettati come gente che “si lamenta e basta”.
    Metterò questo tuo articoli tra quelli del webinar “freelance about”, ci sta tutto😉

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  31. Petra Haag scrive:

    Caro Antonio,

    certo, non è proprio facile sopravvivere in Italia per non parlare di vivere in maniera discreta. Sono immigrata negli anni 80 e il paese prometteva bene. Ora sono i miei figli ad emigrare.

    Mi permetto solo di fare una precisazione. Tu dici: “se hai una famiglia non sei tutelato, non hai assistenza di nessuna natura, non hai assegni familiari o benefit vari, questo vale sia che tu abbia uno o 8 figlioli” – chi versa nella GS (il famoso 27% che indichi) ha diritto agli assegni familiari, all’assegno di maternità e dal 01.01.2012 anche a 61 giorni di malattia all’anno. Non che siano grosse cose, ma sempre proporzionate ai contributi pagati.

    http://www.petra-haag.com/praxis/assegni-al-nucleo-familiare/
    http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=%3b0%3b5673%3b9586%3b&lastMenu=9586&iMenu=1&p4=2

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  32. Petra Haag scrive:

    Io, come libera professionsta senza alcun’agevolazione di qualche regime particolare, pago il 27,72% del mio reddito (fatturato detratto le spese) all’INPS nella gestione separata. Tu forse intendei una ditta individuale o altro. http://it.masternewmedia.org/quanti-contributi-INPS-per-chi-lavora-online-e-quando-pagarli/

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  33. Diego Vagnoli scrive:

    La colpa è anche nostra che non ci organizziamo, e ci facciamo piuttosto la guerra.
    Per poter contrattare qualsiasi miglioramento, serve un’associazione di categoria vera.
    Altrimenti non c’è verso.

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  34. Confermo tutto!! sono regime minimi e sono dissanguato, sono indietro con i contributi di agosto e a Novembre avrò 2000€ da pagare inps + un acconto al commercialista dell’anno 2013.
    Quei 2000 non sono facili da incassarli puliti per le date di scadenza ed in pratica sono anche i soldi che mi servirebbero per vivere con famiglia. Sottolineo VIVERE…. che forse per i nostri politici non sanno cosa significhi……

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  35. juritzi scrive:

    Ciao! Oggi sono proprio fuori di testa, il secondo anno di freelance mettendo in tasca solamente purtroppo 10.000€ l’anno e devo pagare 5mila di tasse, che vergogna, Sono oggi tanto male perche non è possibile, lavoravo in messico e miami come freelance anni in dietro e MAI mi era capitato questa cosa, ingenuamente ho detto va beh! provo in Italia perche ho seguito il mio compagno fino qua. AMO la italia pero sto cambiando proprio idea su questa cosa😦 Freelance in America e UK, non qui sicuramente se non hai una cartella di clienti basta.

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  36. Andrew scrive:

    Ciao ragazzi,
    Sono d’accordo con tutti voi, ma io sono molto più diretto.
    Ho 23 anni, lavoro pr un’Agenzia di Comunicazione, e mi occupo di Gestione del Web, che non è soltanto “Creare siti web”, ma è:
    – gestire un server
    – i clienti
    – i loro problemi
    – insegnargli a scrivere o modificare il loro sito
    – creare nuovi siti web

    E non vi dico la paga (sotto il minimo consentito e a NERO).

    Voi direte: – “Ma cosa ci fai li?”.
    Beh, non si può lavorare da Freelance in italia, basta fare un paio di calcoli semplici, come ha scritto il nostro amico in qesto articolo.
    Vivo da solo, quindi ho delle spese rilevanti.
    Vi dico solo che andrò a finire altrove, l’italia non ha speranza per questo genere di lavori, non ha speranza nell’innovazione!

    Ah, a proposito, ho anche dato il via a un nuovo Sito Web che forse aiuterà qualcuno a trovare clienti e a lavorare da casa da freelance.
    PROVATELO: –> http://outcrisi.com

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  37. Roberto scrive:

    È dannatamente dura…sono stato licenziato per motivi di salute dopo 12 anni da un’azienda e alla soglia dei 40 l’unica alternativa era quella di aprire partita iva….sono passati 5 anni ma sono ben lontano dal poter dire….c’è l’ho fatta ora siamo più tranquilli!!!
    Io e la mia compagna ci stiamo limitando in tutto….e probabilmente stiamo “perdendo” i nostri anni migliori per poter offrire almeno qualcosa in futuro a nostro figlio!!!
    Sono appena uscito dal regime dei minimi….purtroppo….perché ora ci sono gli studi di settore e molte tasse in più da pagare.
    Quindi i miei clienti si sobbarcano un minimo di aumento dei prezzi….con il risultato che ci rimetto rispetto a prima circa il 15% sul guadagno.
    Se volessi guadagnare esattamente ciò che guadagnavo durante il periodo del regime agevolato, perderei sicuramente i clienti…detto tutto!!!
    Roby

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  38. Roberto scrive:

    Volevo aggiungere a chi dice che spese non cene sono che non è proprio così….vorrei comunque pensare che queste persone siano in buona fede.
    Oltre al o ai pc (dipende dalla specializzazione) ho 6 pc non proprio economici….mediamente intorno ai 4000/6000 € l’uno….ma il software!?!? Non ditemi che tutti quanti usate software piratato….solo uno dei software che uso (cad) ha un costo della licenza di circa 5500€… E ogni anno circa 600€ per ricevere gli aggiornamenti…vogliamo parlare della bolletta della corrente….che quando è bassa si attesta intorno ai 350€ per raggiungere tranquillamente i 500€ in periodi di buon lavoro…..va beh basta la smetto qui!!!!
    Have a nice day……
    Roby

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  39. Bruno scrive:

    hahahaha… che ridere… io ogni tanto faccio qualche lavoretto di falegnameria e restauro… (non centra niente con il lavoro da freelance) e ,unitamente a questo, avendo un altra passione piuttosto sviluppata che è quella della modellazione 3D e avendo ricevuto qualche buon feedback in tal senso, ho provato un attimo a guardarmi intorno.. e mi sono iscritto a “Freelancer.com”… ebbene.. a parte il fatto che se ci si informa bene.. con quel sistema si rischia persino di perdere soldi!!! perchè ti vengono detratte le “imposte” dal sito PRIMA che tu abbia la sicurezza che il datore ti pagherà.
    Ma ,al di là di quello… i pagamenti… I PAGAMENTI! lol…
    Sono semplicemente… imbarazzanti. Roba proprio da sbellicarsi dalle risate… cioè.. uno impara un mestiere iperspecializzato quale quello della modellazione 3D.. e poi si scopre che si prende molti più soldi facendo lavori di falegnameria… ma molto molto… senza scherzi😄

    E’ veramente ridicolo.. cioè… ho capito adesso che la gente pensa davvero che i freelance siano bambinetti che “giochicchiano” con il pc a cui dare la mancia con cui comprarsi le merendine e la gazzosa al massimo. Altrimenti non si spiega.

    Il developing di interi complessi siti di ecommerce a 100 -200 euro.. neanche.. boh.
    progetti che normalmente andrebbero pagati 5000 euro.. essere richiesti a 50 euro..

    Che mondo ridicolo.. haha me ne torno a fare il falegname e la modellazione 3D me la continuo a fare per passatempo e per piacere…

    Poi dicono che mancano lavoratori con competenze altamente informatizzate e specializzate😀 :D… ma chi càzzo vuol fare un lavoro simile se li pagano con i buoni dell’ipermercato😄..
    li pagano a ceste di banane che gli sono avanzate.. o.o

    Volete sapere l’unico insegnamento che ho tratto dal mondo dei freelance? Se ho bisogno di farmi fare un lavoro pagando niente.. lì trovo orde di gente , non solo disposte a farlo ma bensì disposte anche a malmenarsi l’un l’altro.. pur di farlo! Il che è…. inquietante.

    Solo vedendolo dalla parte dell’imprenditore sfruttatore..costituisce una ghiotta opportunità.
    “Freelance : Gente che ti fa lavori ultra-specializzati in cambio di un cesto di banane.”
    Su freelancer.com… la progettazione e il rendering di non so quale prodotto… pagato da 1€ a 8€ l’ora COSA?! … da cui detrarre ancora il 3% e chissà cos’altro… WHAT?!

    Are you fuckin’ kidding me?! -.-

    Neanche la donna rumena che è venuta a fare le pulizie una volta a casa mia prendeva così poco.
    Vado a raccoglier castagne qua intorno e le rivendo al bordo della strada e ci guadagno di più e ci guadagno anche in salute…

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  40. Axel scrive:

    L’Italia è piena di talenti sprecati. Da quando lavoro all’estero sto ricevendo aumenti, gratifiche, elogi, complimenti, che in Italia non ho MAI ricevuto. Mi sto rendendo conto che siamo 10 gradini sopra a qualunque professionista (sarà perché vivendo in Italia dobbiamo essere super competitivi o non mangiamo? Tipo legge della giungla?), gli italiani sono il meglio! Basta solo uscire e dimostrarlo! Gli unici che non vogliono ammetterlo sono i nostri imprenditori, perché a loro va bene sfruttarci. La soluzione non è trovare un lavoro part-time come dice qualcuno nei commenti, la soluzione è andarsene e realizzare i propri progetti altrove: si può, non è “uguale dappertutto” come si ostinano a volerci far credere, posso dimostrare, assieme a migliaia di expats, che non è affatto così.

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